Guardiamo.
Mangiamo.
Consumiamo.
Perché non ci facciamo più domande sul “come” una cosa è stata fatta, sul senso di un’azione, sul gesto stesso di un movimento.
Nulla è per caso.
Almeno fino a quando si è persa la facoltà di lasciare uscire l’unica vera domanda che da piccoli ha tormentato mamma e papà: “PERCHE’?”.
Tutta la mia vita è mossa dalla curiosità.
Senza non saprei che farmene di questo tempo regalato.
Mi lascio colpire da molte cose, stupire, spesso mi scaldo inutilmente per qualcosa che “brucio” troppo in fretta, che non mi lascia tracce.
Forse dovrei rallentare, ma anche no.
E’ che tutto scorre velocemente e la mia paura è di non riuscire mai ad assaporare tutto…il tempo è la risorsa più preziosa e non rifornibile dell’uomo moderno.
Questo è il problema.
Non sono i soldi, non è il sesso, non il cibo, non “essere qualcuno”.
Il tempo, semplicemente quello.
Non lo puoi controllare, non lo puoi comprare, lo puoi momentaneamente incastrare in un orologio da migliaia di euro, ma scorrerà ugualmente: non subisce controllo.
Ecco che quindi va dosato a dovere.
La curiosità affamata che costringe alla ricerca ogni attimo libero della mia vita riesce sempre a vincere.
E io la lascio fare.
Un esempio che riassuma tutto questo?
Adolphe Jean Marie Mouron, noto con lo pseudonimo di Cassandre.
Non è un mago, non è certo un personaggio storico, non è un condottiero e no, non è nemmeno un veggente o un santone.
Se ci aggiungessi anche Yves Saint Laurent?
Dai, è semplice; il signore bassino e con dei baffetti alla moda è il creatore del logo della maison francese.

No, non è un free font che si può scovare in rete.
E’ handmade.
Ovviamente è solo uno dei tanti lavori che lo hanno reso celebre.
Se volete leggere tutta la favola, la trovate qui.
Due però sono ipassaggi che mi hanno colpito e che hanno di nuovo saziato momentaneamente la mia curiosità.
Gli elementi di partenza di Cassandre sono rappresentati: sul piano concettuale da quanto teorizzato dalla Gestalt relativamente alla percezione visiva; sul piano formale da un ibrido tra la grande tradizione cartellonistica francese, che aveva come capo-fila il livornese Leonetto Cappiello, e il costruttivismo, in particolare quello di El Lissitzky e László Moholy-Nagy. Sul versante dell’estetica, tuttavia, Cassandre si aprirà ben presto al Cubismo, al Purismo (in particolare quello di Amédée Ozenfant e del Le Corbusier pittore) e al Secondo Futurismo italiano (Fortunato Depero).[5] Il risultato è rappresentato da uno stile molto grafico: sintetico, bidimensionale, geometrico, con forti contrasti cromatici. E da una significativa componente simbolica sul piano comunicativo.
In poche righe si posso ritrovare alcune delle basi che hanno caratterizzato la Psicologia, l’Arte e le correnti culturali del Novecento.
Tutto questo per arrivare molti anni dopo ad un logo, che appare su migliaia di borse, vestiti, portafogli e che viene costantemente usato come punto di riferimento da fashion bloggers esperti che conoscono le griffe per assonanza o per il bel suono che esce dalla loro bocca quando spareranno l’ultimo acquisto al vernissage del pittore al quale presenzieranno (senza vedere la mostra sia chiaro).
Piccola invettiva anziana?
Penso di si, ma la mia non è mancanza di rispetto, è solo una repulsione per la superficialità; fissare le scritte sul finestrino senza avere la minima intenzione di guardare il panorama oltre il vetro.
Limitarsi alla prima impressione.
Nulla di grave, ma mi sembra un approccio un pò limitato alla vita.
Il secondo punto degno di nota è semplicemente “il resto della sua vita” fatta di studi, riflessioni, composizioni artistiche e culturali.
Cassandre entra a tutti gli effetti nel circolo di figure rare presenti su questa terra.
E non mi stancherò di lasciarmi affascinare da persone così.
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